C'è un cambiamento in corso di cui pochi imprenditori si sono accorti: una fetta crescente di clienti non digita più su Google. Apre ChatGPT (o Gemini, o Claude) e chiede a voce naturale: "chi mi consiglia per rifare il messaggio della mia azienda a Belluno?". E l'AI risponde con dei nomi.
Il punto: quei nomi da dove escono?
Escono dai siti che l'AI riesce a leggere e capire. Non i più belli: i più chiari. Un motore generativo non si fa impressionare dalle animazioni; estrae testo, cerca di capire cosa fai, per chi, dove, e se sei una risposta pertinente alla domanda. Se il tuo sito è confuso per un umano, lo è ancora di più per una macchina.
Si chiama GEO
Ottimizzare per farsi citare dai motori di risposta AI ha già un nome: GEO, Generative Engine Optimization. È la SEO dei prossimi anni, e oggi è quasi terra di nessuno: chi ci arriva presto si prende le citazioni mentre i concorrenti dormono.
La domanda concreta da farsi non è "sono su Google?". È: quando qualcuno chiede di me a un'AI, cosa risponde — e mi cita, o cita un altro?
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